Idda – Michela Marzano

Idda è il nuovo romanzo di Michela Marzano (1970) pubblicato nel 2019 da Einaudi nella collana Stile Libero Big.


La trama segue la vita di Alessandra, una biologa italiana che da tempo vive a Parigi, dove insegna all’Università. È sposata con Pierre, e i due stanno bene insieme.
La vita di Alessandra e Pierre subisce un cambiamento inaspettato quando Annie, la madre di Pierre, comincia a non ricordare bene le cose, a fare confusione con nomi e date, a non riconoscere più le persone e i luoghi. La reazione del figlio è particolarmente interessante: cerca infatti di capire, appellandosi ad un medico, quale sia la diagnosi esatta per la malattia della madre: si tratta di demenza senile? Di Alzheimer? Di demenza a corpi di Lewy? Come se riuscire ad etichettare i sintomi, chiudendoli in una categoria, desse qualche speranza in più per la cura della madre. La risposta della dottoressa Brun è inequivocabile: non ha poi così tanta importanza conoscere di che malattia si tratti, visto che non esiste una cura per arrestarla. Pierre a questo punto si eclissa, non riesce ad avere in mano la situazione, così come non l’ha praticamente mai avuta nella sua vita fatta di procrastinazione ad oltranza. Per fortuna c’è Alessandra ad occuparsi di lui.

Temi trattati in Idda

Quali sono i temi che più ricorrono in Idda? Sicuramente ci si concentra molto sul tema dell’identità, che viene applicato sotto diverse forme: da una parte penso alla paradossale scelta di Alessandra di tentare di ricostruire la storia di Annie, una storia che lei non ha conosciuto e vive solo grazie all’ausilio dei documenti che ritrova nella casa della suocera. È curioso soprattutto perché Alessandra è una persona in costante negazione del proprio passato: dopo aver perso sua madre in un incidente stradale nel quale era suo padre, ubriaco, alla guida del veicolo, Alessandra ha tagliato i ponti con la propria famiglia, con le proprie radici (e quindi con la propria identità) e si è trasferita in Francia, rendendosi di fatto irreperibile. Trovo molto interessante l’intreccio che qui è stato fatto: una persona che ha cancellato la propria identità si prodiga tanto per ripristinare quella di un’altra persona.

Sempre sul versante identitario non è da sottovalutare l’importanza che questa parola ha per Annie, che non riuscendo più ad essere autosufficiente corre il pericolo di venire etichettata semplicemente come “malata”, “demente” o qualsiasi altro appellativo ne sminuisca l’identità. In Idda c’è una particolare attenzione a rimarcare la presenza di Annie prima di tutto come persona. Ho avuto l’opportunità di assistere dal vivo alla presentazione di Idda tenutasi al Palazzo Toaldi Capra di Schio (VI). Tra le domande del pubblico, molte sono state indirizzate direttamente all’autrice (consapevoli del fatto che anche lei personalmente aveva perso da poco la suocera a causa di una malattia). In sostanza le è stato chiesto “Quando si smette di essere una persona?”, e molte delle giustificazioni avanzate dal pubblico riguardavano la convinzione di sapere che un malato soffra nella sua condizione.

La risposta di Michela Marzano ha spiegato che non si finisce mai di essere persone, nemmeno nella malattia, e neanche se chi ci sta vicino si sente impotente e prova molto dolore, un dolore che si riversa direttamente sulla persona malata e sull’incapacità di poter fare qualsiasi cosa per aiutarla a stare meglio. È una lezione che deve imparare presto anche Pierre in Idda, poiché l’unica scelta che ci resta in queste situazioni è quella di continuare ad amare e di stare accanto alle persone care, che a loro volta possono ricambiare questo nostro amore, anche se in una forma diversa.C’è tanto amore in Idda, anche se espresso in varie declinazioni rimane comunque un pilastro fondante del romanzo. Ed è soprattutto grazie all’amore che Alessandra decide di tornare in Italia, nel suo Salento, verso una resa dei conti con il proprio passato che apre le porte ad un futuro incerto ma anche inaspettato.

In conclusione

Mi sento di consigliare la lettura di Idda a tutte quelle persone che stanno passando o hanno passato una situazione simile a quella descritta nel romanzo. A livello personale l’ho trovato molto toccante, avendo da pochi mesi perso mio nonno che per molti anni era stato malato. Le scene dove Ale e Pierre fanno visita ad Annie mi sono sembrate molto simili a degli episodi di vita personale. Consiglio quest’opera perché offre una lettura serena e riconciliante su uno degli aspetti più tremendi della vita, aiutando il lettore ad affrontarla con occhi diversi. È un libro che si porta nel cuore per molto tempo.