La Scuola della Carne, Yukio Mishima

Inserito nella lista dei 40 titoli che Feltrinelli propone nella consueta offerta “2 libri a 9,90 €”, durante queste vacanze pasquali ho deciso di dedicarmi alla lettura de La Scuola della Carne, opera del 1963 dello scrittore giapponese Yukio Mishima (1925-1970). Questo libro è rimasto inedito in Italia fino al 2013, anno in cui Feltrinelli lo pubblica nella collana “I Narratori” con traduzione dal giapponese di Carlotta Rapisarda. Personalmente è il terzo libro che leggo di Mishima, dopo essere stato piacevolmente sorpreso da Sete d’amore (1950) e Confessioni di Una Maschera (1949).

La trama del romanzo ruota attorno alla vita di Taeko, una donna trentanovenne divorziata e appertenente all’alta società nipponica. Nelle prime pagine abbiamo un assaggio della sua routine: gestisce un atelier, partecipa agli eventi mondani nella Tokyo del secondo dopoguerra, s’incontra con le amiche (anch’esse divorziate) per condividere con loro i pettegolezzi più piccanti o, ancora meglio, per confidarsi sulle scappatelle che le vedono protagoniste.

La vita di Taeko cambia quando una sera incontra un giovane di nome Senkichi in un gay bar della capitale giapponese. Prova fin da subito un’attrazione poderosa nei confronti dell’uomo, tanto da escogitare un piano per poter passare una notte con lui, cosa che le riesce alla perfezione: dopotutto, il giovanotto sembra principalmente interessato a ricevere il denaro che Taeko ha in abbondanza, e prostituire il proprio corpo non sembra pesargli più di tanto. Ma Taeko non vuole fermarsi solo a questo. Quella che fino a prima sembrava l’avventura di una notte diventa per la protagonista un’ossessione lacerante. Pretende che Senkichi si fermi a dormire da lei tutte le notti, poi cerca di elevare la sua formazione costringendolo a frequentare l’università… in pratica sfrutta la sua condizione sociale per “salvare” il giovane uomo. Ma, come ci si può aspettare, Senkichi si dimostra parecchio riluttante all’idea di farsi addomesticare da Taeko.

Si finisce inevitabilmente per chiedersi chi sia la vittima e chi il carnefice tra i due. La rappresentazione dei loro sentimenti, spesso contrastanti, mette in risalto quanto questi personaggi si possano avvicinare e allo stesso tempo allontanare.

Ho apprezzato particolarmente lo stile di Mishima in quest’opera, che ho trovato più matura rispetto alle altre due lette in precedenza. La grazia nella descrizione delle scene, anche quelle più intime, ricorda un altro grande scrittore nipponico, amico e mentore di Mishima: Yasunari Kawabata (1899-1972), premio Nobel per la Letteratura nel 1968 e autore – tra gli altri – dello splendido romanzo Mille Gru.