Una riflessione su L’ora del Mondo

Non è ancora finito il tempo degli eroi. Lo penso mentre chiudo L’Ora del Mondo, romanzo di Matteo Meschiari pubblicato quest’anno da Hacca Edizioni.
La storia è quella di Libera, una bambina senza età che vive nelle Terre Soprane a sud di Modena, dove la quotidianità delle nostre vite non è ancora stata capace di intaccare lo scorrere del tempo di questi luoghi antichi, misteriosi e magici. Libera ha una missione, che le viene affidata da quelle che potremmo definire delle entità divine: sostanzialmente, si tratta di ritrovare qualcosa ch’è andato perduto, un pezzo mancante del puzzle che compone la grande bilancia del mondo, con lo scopo finale di salvarlo. Una cosa facile facile.
Per portare a compimento questa missione, Libera dovrà correre dei grossi rischi affrontando nemici sempre più pericolosi, a separarsi dal suo amato territorio d’origine per scendere a valle, nell’inferno di Modena e delle sue insidie. Riuscirà la nostra eroina a salvare tutti noi? Questa è una risposta che non si riesce ad intuire se non all’ultimissima pagina, e non è così scontata come si potrebbe credere.

Questo articolo non ha la pretesa di recensire un’opera come L’ora del Mondo: non ho gli strumenti necessari per farlo, è un libro che ha tutte le potenzialità per diventare un classico della nostra letteratura e perciò mi riservo di rimandare la recensione ad ulteriori studi. Detto questo, quelle che seguono sono delle riflessioni che personalmente mi sono sorte durante la lettura di questo splendido romanzo:

Quest’opera è pregna di simbolismo: dal singolo ciuffo d’erba che cresce sulla cima degli Appennini allo sporco sui marciapiedi della città, tutto in questo libro sembra avere una voce e una storia da raccontare. I personaggi del romanzo non sono molti, se la ricerca fosse ristretta ai soli personaggi che effettivamente parlano: ma ci sono un sacco di voci che l’autore non fa parlare, che il lettore riesce comunque a sentire. Così la montagna, il bosco, gli animali delle Terre Soprane diventano la tua montagna, il tuo bosco, i tuoi animali. Così la città di Modena e il suo inferno diventano la tua città, il tuo inferno; la tua vita quotidiana può essere riassunta in poche righe di questo romanzo che scorre veloce, si corre dall’inizio alla fine in poco tempo e quasi non ci si accorge che il testo non è nemmeno separato da virgole, scelta stilistica che rende ancora più ripida la discesa di Libera nel nostro tempo, nella nostra attualità, con l’assurdo compito di salvarci da noi stessi e dalla malattia del mondo che noi stessi abbiamo creato. L’ora del mondo pone interrogativi degni di un testo sacro, come ad esempio il seguente quesito: Meritiamo noi la salvezza?

Questo libro è una chiamata alla responsabilità: non importa quanto uno reputi di essere vicino o lontano dal tema trattato, la storia de L’ora del Mondo mette il lettore di fronte ad un interrogatorio personale, approfondito, che striscia come un serpente tra le righe ed i significati delle pagine dell’opera. Qualcosa nel mondo non va, si è rotto, e noi siamo i responsabili di questo malanno: ognuno di noi può imputare la ragione e la responsabilità di questa malattia ad una o più cause: la guerra, la disparità, il razzismo, il cambiamento climatico, le crisi e quant’altro siamo capaci di trovare. I principali responsabili, comunque la si giri, siamo noi. E in letteratura questa colpa può essere espiata da un Deus Ex Machina – in questo caso abbiamo Libera, che da sola si prende il pesantissimo carico di cercare di salvare il mondo – ma nella vita al di là della lettura la lezione che si impara è che per ottenere risultati bisogna molto spesso essere in prima linea nelle battaglie che si hanno a cuore.

Per questo dico che non è ancora finito il tempo degli eroi: ne abbiamo ancora bisogno, leggere delle loro gesta coraggiose ci alza il morale, ci dà speranza anche se il futuro non sembra essere dei migliori. Ma il messaggio del quale dovremmo fare tesoro, quello che per me è contenuto ne L’ora del mondo e in altri importanti libri, è proprio la chiamata alla responsabilità di cui parlavo poche righe fa. Questi eroi dovrebbero ispirarci non tanto a diventare noi stessi degli eroi del nostro tempo, quanto a tentare il più possibile di migliorare la realtà in cui viviamo.